Il concerto

di Radu Mihaileanu,

Francia/Italia/Romania/Belgio, 2009, 120'

con Aleksei Guskov, Dmitri Nazarov, François Berléand, Miou-Miou, Valeri Barinov

 

 

Si parte con Mozart e si finisce in gloria con il Concerto in re maggiore n. 35 per violino e orchestra di Ciaikovski in 12 minuti anziché 22, ma non importa: nella straordinaria ripresa musicale c' è tutto il pathos accumulato nella storia che si trasferisce da Mosca a Parigi. Quella di Andrei Filipov, ex direttore d' orchestra del Bolscioi ridotto da Breznev a uomo delle pulizie per aver difeso i musicisti ebrei, che si prende la rivincita: intercettato un fax d' invito per suonare allo Châtelet di Parigi decide di radunare i vecchi musicisti e presentarsi come Bolscioi.

Come in Quella sporca dozzina, Full Monty, Vogliamo vivere (ogni riferimento a Lubitch non è casuale) è il classico gruppo improbabile che s' imbarca nella mission impossible, scavalcando salti logici in nome della verosimiglianza del cinema. Ecco i musici, raminghi nella Russia capitalista dell' amico Putin, a guidare ambulanze o suonare nelle feste trash della new mafia o nei film porno, ricompattarsi nel sogno di eseguire «quel» concerto di Ciakovski che esprime l' animo slavo e cui partecipa come violino solista una ragazza che è legata col cordone ombelicale al racconto. Se il concerto, dopo mille peripezie, inizia disarmonico, sarà lei a infondere l' armonia per finire in trionfo musicale, civile, politico.

 Il regista franco-romeno Radu Mihaileanu, che aveva accusato Benigni di essersi ispirato a Train de vie, ora si ispira clamorosamente alla geniale Prova d' orchestra di Fellini, un capolavoro su come la musica diventi armonia per motivi imperscrutabili. E firma un bellissimo e furbissimo film in cui se mai convivono fin troppi elementi, dall' antisemitismo d' epoca non sospetta alla visione della Mosca di oggi.

La satira della Russia è fantastica non solo nei costumi volgari dei ricchi che ricattano col potere degli oleodotti di gas mentre i vecchi continuano col patetico contrabbando di caviale e le assise comuniste, ma nell' amoralità diffusa con quei 55 passaporti falsificati all' istante davanti al check in dell' aeroporto. A vincere è comunque Ciakovski, l' altra faccia dellp' amore per dirla con Ken Russell. La ricetta di mixare nostalgie e lacrime, musica e sorrisi vince su tutti i fronti: anche in Italia Le concert sarà un bestseller col cuore in mano.

E se il primo tempo vince sul secondo dove il tocco mélò rischia overdose di violino, appunto, si tratta di un film dal respiro umano e narrativo raro, con attori magnifici ed effetti specialissimi dell' orchestra di Budapest e della violinista rumena Nemtanu che «doppiano» Ciaikovski.

 

Maurizio Porro, da Il Corriere della Sera, 5 febbraio 2010

 

ATTENZIONE

Per far apprezzare pienamente il film, il cinema del carbone ha scelto di proporne la versione in lingua originale sottotitolata in italiano.

Da La Repubblica:

"... insopportabile il doppiaggio italiano, che traduce nella nostra lingua sia i dialoghi in francese che quelli in russo, aggiungendovi un accento russo comico anche quando i personaggi moscoviti parlano fra loro, il che non ha alcun senso. Il film è da gustare in versione originale!"